Con una recente nota – in risposta al quesito presentato dalle Federazioni nazionali dei collegi delle ostetriche e degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri in merito all’ambito di applicazione dell’attuale normativa in materia di fatturazione elettronica – il Dipartimento della Funzione Pubblica (prot DPF 0006271P del 29 gennaio 2015) ha ritenuto che le federazioni nazionali, gli ordini, i collegi e i consigli professionali siano soggetti all’applicazione della disciplina in materia di fatturazione elettronica. In conseguenza di ciò, pertanto, anche tali soggetti dovranno approntare le opportune misure per arrivare pronti alla data del 31 marzo 2015 (a decorrere dalla quale potranno ricevere le fatture solamente nel formato e secondo le disposizioni di cui al combinato disposto della L. 244/07 e del DM MEF 55/2013.

Le considerazioni svolte dal DFP prendono le mosse dalla lettera dell’art. 1, comma 209, della L. 244/07 (Legge Finanziaria del 2008) con la quale si è introdotto anche in Italia l’obbligo di fatturazione elettronica verso le PA.
Il comma 209 delimita, infatti, l’ambito soggettivo di applicazione della cosiddetta FatturaPA alle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché con le amministrazioni autonome.

209. Al fine di semplificare il procedimento di fatturazione e registrazione delle operazioni imponibili, a decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 213, l’emissione, la trasmissione, la conservazione e l’archiviazione delle fatture emesse nei rapporti con le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché con le amministrazioni autonome, anche sotto forma di nota, conto, parcella e simili, deve essere effettuata esclusivamente in forma elettronica, con l’osservanza del decreto legislativo 20 febbraio 2004, n. 52, e del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82

Il richiamo all’art. 1, comma 2, della L. 196/09 – poi – prevede che per amministrazioni pubbliche (ai fini della applicazione delle disposizioni in materia di finanza pubblica) si intendano – tra le altre – le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

Legge 196/09, art. 1
2. Ai fini della applicazione delle disposizioni in materia di finanza pubblica, per amministrazioni pubbliche si intendono, per l’anno 2011, gli enti e i soggetti indicati a fini statistici nell’elenco oggetto del comunicato dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) in data 24 luglio 2010, pubblicato in pari data nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 171, nonché a decorrere dall’anno 2012 gli enti e i soggetti indicati a fini statistici dal predetto Istituto nell’elenco oggetto del comunicato del medesimo Istituto in data 30 settembre 2011, pubblicato in pari data nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 228, e successivi aggiornamenti ai sensi del comma 3 del presente articolo, effettuati sulla base delle definizioni di cui agli specifici regolamenti dell’Unione europea, le Autorità indipendenti e, comunque, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni

Il d.lgs. 165/01, quindi, specifica ulteriormente la definizione di “amministrazioni pubbliche” richiamando “tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi […] tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali”.

D.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 1
2. Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. Fino alla revisione organica della disciplina di settore, le disposizioni di cui al presente decreto continuano ad applicarsi anche al CONI

Per il DFP, quindi, dal 31 marzo 2015 anche gli ordini professionali sono obbligati a ricevere le fatture solo come FatturaPA. Con tutte le conseguenze del caso.

Tuttavia non può negarsi che – pur a seguito della nota in oggetto – permangano alcune perplessità posto che la finalità dell’obbligo di fatturazione elettronica è essenzialmente quello del miglior controllo della finanza pubblica mediante una maggior semplificazione dei processi di pagamento, del monitoraggio e della rendicontazione della spesa pubblica.
In base all’ultimo comma dell’art. 24 della L. 31 dicembre 2012, n. 247 si prevede – in modo speciale rispetto allo stesso d.lgs. 165/01 – che

“il CNF e gli ordini circondariali sono enti pubblici non economici a carattere associativo istituiti per garantire il rispetto dei principi previsti dalla presente legge e delle regole deontologiche, nonché con finalità di tutela della utenza e degli interessi pubblici connessi all’esercizio della professione e al corretto svolgimento della funzione giurisdizionale. Essi sono dotati di autonomia patrimoniale e finanziaria, sono finanziati esclusivamente con i contributi degli iscritti, determinano la propria organizzazione con appositi regolamenti, nel rispetto delle disposizioni di legge, e sono soggetti esclusivamente alla vigilanza del Ministro della giustizia”.

La Suprema Corte di cassazione (Sez. I, Sent., 14-10-2011, n. 21226) ha stabilito che “considerato che è incontestata la circostanza che gli ordini professionali non beneficiano di alcun contributo pubblico, non è dato comprendere quale possa essere l’interesse dello Stato (che giustificherebbe poi le eventuali iniziative conseguenti) ad esercitare un controllo sulla correttezza della gestione degli enti in questione, al semplice fine di accertarne la rispondenza fra gli obiettivi programmati ed i risultati conseguiti”.

E inoltre, sempre con la stessa sentenza, si è “evidenziato ancora un ulteriore aspetto che appare di non secondario momento a favore della prospettazione del ricorrente, aspetto consistente nel fatto che la L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 5, e la L. 31 dicembre 2009, n. 196, art. 1, stabiliscono rispettivamente l’individuazione di entità da considerare amministrazioni pubbliche ai fini della predisposizione del bilancio consolidato, tramite apposito elenco, nonché l’obbligo, ai fini pubblicistico – contabili, di individuare le amministrazioni pubbliche concorrenti “al perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica”, tramite elencazione annuale da predisporre a cura dell’ISTAT, elenchi nei quali (in entrambe le ipotesi) non risulta compreso l’attuale ricorrente”.

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