Al provvedimento della dott.ssa Muscolo, della Sezione Specializzata di proprietà intellettuale del Tribunale di Roma, dello scorso 20 marzo, come era agevolmente intuibile, deve essere attribuito il merito di aver suscitato un dibattito – sia nella blogosfera, ma ancor più, tra i giuristi che della materia si occupano (Guido Scorza e Michele Iaselli) – sulle responsabilità previste e descritte dagli articoli 14-17 del d.lgs. 70/2003 di attuazione della direttiva comunitaria 2000/31/CE in materia di “taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione nel mercato interno, con particolare riferimento al commercio elettronico”.

Il provvedimento che questi giorni ha smosso i dibattiti in rete è un’ordinanza cautelare richiesta dalla PFA Films s.r.l. – nella sua qualità di licenziataria esclusiva dei diritti di sfruttamento economico sul film “About Elly” – nei confronti di Google, Microsoft e Yahoo! per aver indicizzato, nel loro motore di ricerca, anche i siti internet che distribuiscono abusivamente copie del film suddetto. Per di più, sostiene il ricorrente, sia Google che Microsoft che Yahoo! erano stati resi edotti sul fatto che il loro motore di ricerca riportasse anche il collegamento ai siti che diffondevano illecitamente il materiale cinematografico e, ciò nonostante, i link non sono stati rimossi.

Preliminarmente, occorre evidenziare che, dal provvedimento in esame non emerge alcun coinvolgimento di piattaforme per la diffusione in streaming di materiali audiovisivi riferibili ai resistenti (Google, Microsoft o Yahoo) nella diffusione dei materiali illeciti.

Ciò che, invece, il ricorrente lamenta è il fatto che qualora taluno ricerchi, sui suddetti motori di ricerca, informazioni sul film “About Elly”, tra i risultati di ricerca vengano elencati i siti internet che contribuiscono a diffondere “abusivamente” il suddetto film.

In sostanza i crawlers (ossia di quel particolare software che i gestori dei motori di ricerca utilizzano al fine di scandagliare, in automatico, la rete alla ricerca dei contenuti da indicizzare) dovrebbero indicizzare unicamente il sito ufficiale del film.

Il provvedimento con il quale il giudice del Tribunale di Roma inibisce la “prosecuzione e la ripetizione della violazione dei diritti […] mediante il collegamento a mezzo dell’omonimo motore di ricerca ai siti riproducenti in tutto o in parte l’opera diversi dal sito ufficiale del film” è rivolta esclusivamente contro Yahoo! per il solo fatto che il ricorrente ha citato in giudizio altre società che – pur facendo parte dei gruppi Microsoft e Google – tuttavia non si occupano del relativo motore di ricerca e, pertanto, ne è stato riconosciuto il difetto di legittimazione passiva.

Possiamo ritenere che Yahoo!, nella sua qualità di “provider gestore del servizio di Web Search,” possa avere, nel caso di specie, una qualche «responsabilità per contributory infringement per l’attività di gestione del motore di ricerca” nel momento in cui “attraverso specifici links effettuano il collegamento a siti “pirata” che permettono la visione in streaming o il downloading e peer to peer del film “About Elly” senza autorizzazione da parte della PFA»?

Secondo il Tribunale di Roma, la risposta al caso in esame, discende dall’applicazione delle norme in tema di responsabilità dei “providers” prevista dal d.lgs. 70/2003, e – dopo aver correttamente osservato che l’art. 17 del medesimo decreto legislativo prevede l’assenza di un generale obbligo di sorveglianza sulle informazioni trasmesse o memorizzate – passa ad esaminare gli articoli 14, 15 e 16 che hanno a riferimento le ipotesi di “mere conduit, cache providing e host providing”.

Secondo il Tribunale di Roma, «Yahoo! può essere definita come intermediario della società dell’informazione, e precisamente come caching provider che ha la gestione diretta dell’omonimo motore di ricerca con cui procede alla indicizzazione dei siti e, mediante il c.d. crawling, alla formazione di copie cache dei loro contenuti, con memorizzazione temporanea delle informazioni». A tal fine, il giudicante, richiama una sentenza, in materia di responsabilità del motore di ricerca, della Corte di Giustizia europea del 23 marzo 2010 (http://goo.gl/4ACLL).

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