Mi pare che la l’affaire Pinna si vada districando di ora in ora.
Nell’immediatezza dei fatti ho proposto, in alcuni commenti, quella che poteva sembrare la lettura più plausibile della vicenda. In effetti i miei commenti vanno ridimensionati alla luce degli ultimi avvenimenti.

Si procede per il reato di diffamazione aggravata (595, comma 3, c.p.) nei confronti degli autori del testo riportato su due articoli del 26 febbraio e del 3 marzo di quest’anno. I fatti, per riprendere un articolo apparso su Punto Informatico dell’ottimo Guido Scorza sono i seguenti:

Morgan Palmas gestisce un blog di informazione e cultura letteraria, ospitato sulla piattaforma di blogging di Google. Tra il febbraio ed il marzo del 2010, Morgan scrive due post attraverso i quali racconta la storia di un plagio letterario che si sarebbe consumato in ambito universitario a danno di una studentessa da parte di due professori universitari. La sua correlatrice – stando alla storia raccontata a Morgan – avrebbe fatto propria la tesi di laurea di Maria Antonietta Pinna, laureata presso l’Università degli Studi di Sassari.

La notizia rimbalza da Alessandro Gilioli (L’Espresso) ai blog di vari esperti giuristi dell’informatica (penso a Guido Scorza, a Marco Scialdone, a Fabio Bravo, a Daniele Minotti, a Fulvio Sarzana ed altri) fino ai blog di altrettanti esperti commentatori, tra i quali Stefano Quintarelli. Potrei dimenticare qualcuno, e con essi mi scuso.

Il PM presso il Tribunale di Ferrara, al fine di soddisfare le esigenze istruttorie delle indagini preliminari per il reato di diffamazione richiede a Google di fornire i file di log delle connessioni del blog www.sulromanzo.blogspot.com. Ciò ovviamente allo scopo di individuare gli autori del reato di diffamazione mediante l’indirizzo IP e gli orari di pubblicazione dei due articoli incriminati.

Lo stesso PM, nel suo provvedimento, dispone, quindi, che Google cancelli i due articoli oggetto di indagini.
Sul punto si son sollevate critiche da più parti. Perché il PM dovrebbe ordinare la cancellazione? Qual è la finalità di tale cancellazione?

In linea di massima riterrei che la cancellazione delle pagine del blog in questione sia stata disposta al fine di evitare che il reato venga portato ad ulteriori conseguenze. Sembrerebbero, in sostanza, che le esigenze probatorie abbiano ceduto il passo di fronte alle esigenze preventive.

Ma ciò che appare strano è che il PM non abbia disposto – ai sensi dell’art. 354, secondo comma, c.p.p. – o non abbia impartito le “misure tecniche” o le prescrizioni necessarie ad assicurare la conservazione dei dati e delle informazioni contenute nei sistemi informatici di Big-G al fine di impedirne l’alterazione e l’accesso. Ove possibile, poi, il PM avrebbe potuto richiedere la duplicazione dei dati “su adeguati supporti, mediante una procedura che assicuri la conformità della copia all’originale e la sua immodificabilità”. L’art. 354 cpp, oltretutto, pone il sequestro solo attività successiva ed eventuale (“se del caso”) rispetto a quella di conservazione delle prove.

E’ ben possibile, tuttavia, che il contenuto dei due articoli sia già stato oggetto di acquisizione e di relazione da parte della PG e che, quindi, non sia necessario disporre che sia la stessa Google ad eseguire la copia secondo i crismi delle best practices della computer forensics. E’ possibile.

Resta il dubbio sulla “cancellazione” degli articoli. Come va interpretata? si tratta di un sequestro probatorio? o di un sequestro preventivo? o di qualcos’altro?

  • Escluderei, per i motivi già esposti, che si tratti di un sequestro probatorio.
  • Escluderei anche che si tratti di un sequestro preventivo, posto che quest’ultimo provvedimento cautelare reale – finalizzato ad evitare che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso – durante la fase delle indagini preliminari deve essere disposto con decreto motivato del giudice per le indagini preliminari dietro richiesta del pubblico ministero.
  • Probabilmente si è ritenuto di dare un’applicazione alla normativa in tema di responsabilità dei prestatori di servizi della società dell’informazione: il d.lgs 70 del 2003 attuativo della direttiva 2000/31/CE. Per dirla in parole povere: responsabilità degli Internet Service Provider (o nel caso di specie Hosting Provider).

Art. 16 (Responsabilità nell’attività di memorizzazione di informazioni – Hosting)

1. Nella prestazione di un servizio della società dell’informazione consistente nella memorizzazione di informazioni fornite da un destinatario del servizio, il prestatore non è responsabile delle informazioni memorizzate a richiesta di un destinatario del servizio, a condizione che detto prestatore:

non sia effettivamente a conoscenza del fatto che l’attività o l’informazione è illecita e, per quanto attiene ad azioni risarcitorie, non sia al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l’illiceità dell’attività o dell’informazione;
non appena a conoscenza di tali fatti, su comunicazione delle autorità competenti, agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l’accesso.

2. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano se il destinatario del servizio agisce sotto l’autorità o il controllo del prestatore.

3. L’autorità giudiziaria o quella amministrativa competente può esigere, anche in via d’urgenza, che il prestatore, nell’esercizio delle attività di cui al comma 1, impedisca o ponga fine alle violazioni commesse.

Vi è un’enorme differenza tra l’applicazione del d.lgs. 70/03 nell’ipotesi in esame e quella data dalla Corte di cassazione nel caso The Pirate Bay. Nell’ultimo procedimento, difatti, l’ordine di oscuramento non era rivolto all’ISP che forniva il servizio di hosting a TPB per interrompere alla fonte la presunta attività illecita, ma era rivolta a tutti gli ISP operanti nel territorio nazionale per inibire l’accesso al sito TPB a tutti gli italiani.
La lettera della norma è chiara: “… il prestatore non è responsabile delle informazioni memorizzate a richiesta di un destinatario del servizio…”. Il destinatario del servizio (si vedano le definizioni normative di “destinatario del servizio” e “prestatore di servizi della società dell’informazione”) ha un rapporto contrattuale con l’ISP che fornisce ad esso la piattaforma su cui inserire contenuti.

Nel caso di sulromanzo.blogspot.com la richiesta è stata fatta proprio all’hosting provider la cui inerzia avrebbe determinato l’insorgere di una responsabilità anche a suo carico.
Ma il comma rilevante è il terzo ove si dice che l’autorità giudiziaria (e il PM è un’autorità giudiziaria) può esigere, anche in via d’urgenza, che il prestatore dei servizi di hosting (Google), impedisca o ponga fine alle violazioni commesse. Ma le violazioni devono essere già accertate? oppure è sufficiente il sospetto per radere al suolo mezza rete?

Se effettivamente non si tratta di un sequestro, ma di un provvedimento d’urgenza ex art. 16, terzo comma, d.lgs. 70/2003, quali sono i rimedi contro tale “cancellazione”?
Apparentemente nessuno, nell’immediatezza. Qualora l’indagato (o gli indagati) dovessero essere mandati assolti con sentenza passata in giudicato si presuppone che le copie di backup del blog ne consentano il ripristino.

Ma siamo davvero certi che il provvedimento del PM sia la fonte dell’obbligo ex d.lgs. 70/2003?

Una volta che il PM ordina la cancellazione, sta ponendo in essere un provvedimento quantomeno anomalo. In questo caso avrebbe dovuto richiedere un sequestro preventivo al GIP o quantomeno disporre il sequestro probatorio egli stesso. Le misure cautelari, infatti, sono un numerus clausus. O si vuole negare la natura cautelare della misura? E’ evidentemente una misura cautelare atipica e per ciò stesso illecita.

In ogni caso, anche a voler considerare illegittimo l’ordine di cancellazione (anche se il PM potrebbe essersi espresso male indicando “cancellazione” in luogo di “messa offline delle pagine incriminate”) Google, in base al già citato art. 16 d.lgs. 70/2003 avrebbe comunque disposto quantomeno la messa offline delle pagine.

Ma il resto si leggerà nel corso del processo penale…

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